il portapenne dei ricordi
Accanto al pc ho due portapenne. Uno contiene: penne bic rosse, blu e nere, una pilot a doppia punta (fine ed extra fine), una pilot V5, una penna USB, tre accendini, di cui due scarichi, due limette per le unghie, un termometro digitale, una matita spuntata. Nell’altro invece ci sono diverse penne che non scrivono più, un uniposca giallo, un plettro, un fischietto accordatore, una bustina di zucchero, un accendino (funzionante) il biglietto da visita di un centro estetico, un elastico per capelli, quel che resta di un vecchio ciondolo, un pacchetto di rizla aperto vecchio di diversi anni, ed infine un pezzo di carta ripiegato, scritto e conservato anni fa.
E’ carta scura, spessa, come quella che si usa per spedire i pacchi; tagliato alla bene-meglio, evidentemente in fretta, come lasciano intuire anche le scritte, fatte prima a matita e poi ripassate a penna. Lo tiro fuori dal portapenne, lo apro, e mi torna alla mente il periodo in cui l’ho scritto: era il 2001, l’anno in cui lasciai mamma e papà per andare a vivere da sola. L’anno in cui mi trasferii da Reggio Calabria ad Arezzo, iniziando a lavorare come operaia in una fabbrica di pelletteria. Ero talmente entusiasta della mia vita indipendente che per quanto stanca tornassi a casa la sera, ero felice di quella stanchezza.
Ma torniamo al pezzo di carta.
Lavoravo in fabbrica, dicevo, e malgrado l’entusiasmo e la determinazione di quel tempo, il lavoro in sé e per sé, quello di operaia intendo, mi sfiancava, mi consumava nel profondo. Psicologicamente più che fisicamente. Si perché la ripetitività della catena di montaggio non faceva per me, sembrava che il tempo non passasse mai: è lì che ho imparato cosa significa aver la sensazione che sia trascorsa mezz’ora, un’ora, e sbigottito doverti ricredere guardando l’orologio, che invece, perfido, segna solo cinque minuti in più rispetto all’ultima volta che l’hai guardato. Così ho iniziato a cercare metodi alternativi per tenere la mente impegnata durante le otto ore di gesti sempre uguali e ripetuti, per non sclerare, e ad appuntare i miei pensieri nati sul lavoro.
Questo pezzo di carta lo conservo, come ricordo di quell’esperienza, e dei pensieri-tipo che accompagnavano le mie giornate in fabbrica. Oggi voglio condividerlo con voi:
Stimolo: il nano stitico
Broccolo: il nano che ci prova con tutte le nane
Eccolo: il nano puntuale
Embolo: il nano ex sub
Capitombolo: il nano maldestro
Penzolo: il nano impotente
Barattolo: il più nano dei nani
Brancolo: il nano cieco
Trespolo: il nano saccente
Rantolo: il nano morente
Luppolo: il nano alcolista
Sono solo alcuni dei miei nani apocrifi..
Un anno dopo abbandonai il lavoro, dopo che mi venne una crisi d’ansia davanti alla macchina incollatrice e dovettero portarmi fuori in braccio.
Con grande rammarico, anni dopo, scoprii che in rete esistono miliardi di nani apocrifi.







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Da fanatico delle pilot V5, non posso che sorridere..
Mi colpisce la delicatezza del tuo racconto, che mi richiama alla memoria una canzone di Fossati: “sono io oppure sei tu la donna che ha lottato tanto perchè il brillare naturale dei suoi occhi non lo scambiassero per pianto?”. Un saluto.
wow Maallinen, ma grazie! Sono lusingata per un così bel commento:)
non sapevo tu fossi di reggio calabria! non conosco neanche quale sia la tua attuale occupazione, però qualora dovessi avere problemi o ti fossi stancata… beh, a giudicare dalla tua scrivania potresti sempre aprire una bella cartoleria! o no?
Visto che il commento poetico l’hanno già lasciato altri io lascio quello stordito:
Voto il NANO LUPPOLOOOO!!!!!!
io voto invece Eccolo
… e ch sa quanti altri ne nasceranno di nani nei prossimi duemila anni, pinolo che nano è?
*abreast, se parli con la fatina lei saprà dirti quale sia la domanda che è sempre meglio non farmi, e perché!!
*Baoland, luppolo ti ringrazia, il sostegno degli amici è importante
*bastax, ti dirò, benché il mio preferito sia sempre Embolo, per Eccolo ho una certa simpatia particolare anch’io
*TOPOX, pinolo in realtà non rientrerebbe tra i miei nani apocrifi, chiamandosi egli pinòlo e non pìnolo, come la regola vorrebbe
Perfavore stella, per favore, lo so che te l’ho presentato io, ma ti chiedo perfavore (l’ho già detto, per favore?) di non suggerire ad abreast nulla che mi posso riguardare direttamente o indirettamente, che ci pensa già da solo a trovare tutti i motivi più assurdi per
darmi noia …
Questo post è bellissimo, mia cara, forse uno dei più belli.
Potrei citare Moccolo, il nano che fa sempre da terzo incomodo, oppure Roccolo, il nano che ha il… beh, sai cosa si dice dei nani, no? Ma preferisco rivelarmi: mi chiamo Niccolò e sono… il nano con l’accento!
*campanellino, io ti voglio bene, ma tu stessa dici: “te l’ho presentato io”.. e io di questo non ho colpa..
ti ringrazio per l’apprezzamento gioia! non immaginavo che un post come questo potesse addirittura primeggiare..
*Netrnauta, praticamente il nano francese! Bella trovata:)
Hai però dimenticato
1) Cutolo il nano camorrista
2) Triangolo il nano geometra
Te ricordo altri due e poi basta:
1) Schiaccialo, il nano più pesante di tutti
2) Salutalo, il nano più educato
ADMAIORA…
PS: Non avrai mica una collezione di nani in giardino, o magari non avendo giardino, di nani stile puffi del kinder sarpresa, ne hai un migliaio sparsi per casa?
Bella testimonianza… ma da quando c’è stato Berlusconi in Italia TUTTI si sono sbizzarriti, ti pare?!
P.S. Son tornato eh?:-DDD
ho forse detto qualcosa di sbagliato? se è così, chiedo scusa…
*Lonejeps, lo so lo so.. ne esistono almeno altri millemila! Comunque no, né in giardino, né fra le sorpresine kinder.. è solo una questione cerebrale..
*PV, Berlusconi ha dato spunti come nessun altro.. il fatto che sia basso è forse l’ultimo dei pretesti usati dai comici!
*abreast, che dici? No! Certo che no! Avevo crossato per quella strega velenosa, ma lei non ha tirato in porta:P
Solo un salutissimo….
ciauffffff
la strega velenosa evidentemente ha il “piede infelice“, che vuoi che ti dica?
testimonianza diretta che l’alienazione marxista è un concetto purtroppo ancora attuale.
ma in che catena di montaggio stavi per partorire tali bizzarrie?
non è che la fabbrica si chiamava lsd unlimited?
*stazionetermini, ciaoissimo anche a te.
*abreast, di sicuro il calcio non sarà mai il suo mestiere..
*pablo, in realtà no. Ma nella colla.. secondo me ci mettono qualcosa di strano. Ad ogni modo, dopo quell’esperienza ammiro dieci volte di più quelli che riescono a lavorare in fabbrica senza impazzire ..
Brufolo, il nano che mangia la Nutella.

donnola, la nana femmina.
Senti, parlando di taglio delle pelli, direi che il nano più bravo di tutti è Scampolo.
E poi c’è Cordolo, famoso nano pilota di auto da corsa, Subdolo, il più str**zo di tutti. E che dire dei tre nani gemelli? In sequenza: Ruzzolo, Bernoccolo e Smoccolo. E Capezzolo? Un santo. Ha pure l’aureola… ok, ho capito, basta. Sono fuori come un balcone non condonato…
Comunicazione di servizio (non igenico, però)
Ti comunico da oggi con decorrenza l’altro ieri ti ho nominata mia addetta alle relazioni col pubblico.
Una volta alla settimana ti rigirerò tutti i messaggi con insulti e minacce di morte che mi spediscono.
PS molti sono masochisti, quindi nel rispondergli non li insultare___ mica siam qui per fare piacere alla gente, no?
**********
Bene ora veniamo al tuo Post.
A giudicare dall’attrezzatura varia che tieni in scrivania, direi che anche tu ami collezionare trofei aziendali (penne, accendini, casse forti e tutto ciò che riesci da imbosc… emh trovare in giro).
M’aspettavo almeno un accetta, uno spray al peperoncino o un gatto delle nevi a nove code e quattro teste.
Una stanzetta ordinaria (o disordinaria, a seconda dell’ordine logico o sparso in cui è disposto il tutto).
Sul passare il tempo attaccati ad una macchina, sei quasi una santa.
Vi erano persone che pensavano a tutti i modi di sabotare il macchinario o utilizzarlo per torturare colleghi e capi reparto particolarmente odiosi. Ovviamente sul “chi” non faccio nomi. (sarò mica matto a costituirmi).
Comunque i lavori a catena di montaggio sono utilissimi. Ti insegnano quante ore riesci a vivere (o sopravvivere) senza mai usare quel misterioso oggetto che si nasconde nella scatola cranica.
Su, ora smetti di parlar di lavoro e trovati un buon miliardario che ti mantenga per tutta la vita (ed oltre).
*O0oSuNsHiNeo0O, Brufolo, ma certo! Il cugino di Foruncolo!
*ok Charlie, ci hai provato..
*Neternauta, per caso sei finito a lavorare in fabbrica anche tu?? Mi sembra di riconoscere nel tuo impeto lo stesso isterismo folle che attanagliava le mie giornate da operaia..
*Funesto, che dire, mi inviti a nozze!
Io ADORO rispondere alle minacce di morte nei pvt, ed anche a quelle di suicidio. Pensare che il mio angolo della posta nacque appositamente per quello..
Per quanto riguarda il resto, posso dirti soltanto che sei un vero artista, un genio creativo, di quelli che la gente normalmente non capisce. Ed infatti io non ho capito molto, e questo prova quanto asserisco!
Insomma, benvenuto !
ma come ci ho provato!? era bellissima!
Ricordo quando mi ritrovai a lavorare in una fabbrica (non come operaio però, ero più fortunato)…e ricordo che mi aspettavo un ambiente stile Tempi Moderni. Il che dimostra quanto poco si sappia della vita di un’operaio, oggi e di come nell’immaginario collettivo si sia rimasti agli anni ‘70…
Nulla di tutto ciò, gli operai non alvoravano a cottimo e i ritmi non erano assolutamente quelli che mi ero immaginato (e per fortuna, aggiungerei), ma la disperazione era palpabile e pesante.
Quando poi ho scoperto che l’azienda teneva separati volutamnete colletti blu e colletti bianchi per evitare improvvide alleanze, usando diversi orari, divieto di utilizzo dellle reciproche macchinette del caffè (giuro, ho avuto una discussione per uesto motivo col mio responsabile), ho capito come in realtà ben poco sia cambiato.
No, non ho mai lavorato in fabbrica; il mio isterismo folle mi accompagna da quando sono nato. Pensa se dovessi davvero lavorarci, in una fabbrica di quelle toste: dopo due giorni… BOOM! Una pentola a pressione farebbe meno danni. Hehe
*Charli, si, ok, era carina.. ma se ti applichi secondo me puoi fare di più
*Ubi, io credo che semplicemente nelle fabbriche il concetto di “massa” sia fulcro della gestione, ai fini di una maggiore rendita.. Io lavoravo per lo più al banco, come molti altri, senza necessità di spostarmi, ma ciò nonostante di regola gli sgabelli erano banditi.. Io ovviamente li usavo lo stesso..
*Neternauta, come diceva scherzosamente (ma , dio, quanto è vero) Funesto: “Ti insegnano quante ore riesci a vivere (o sopravvivere) senza mai usare quel misterioso oggetto che si nasconde nella scatola cranica.”… si, il boom è un rischio. Può manifestarsi anche sotto le mentite spoglie di un attacco d’ansia..
La carica di simpatia che hai + la sfacciataggine naif del personaggio che popola il tuo blog = mi trovi piegato in due dalle risate ogni volta che vengo a far visita.
Che Dio ti benedica!
e son soddisfazioni:)
Ma vuoi mettere la soddisfazione dei propri nani personali?!?!?
Manca mentolo (se mi passi l’accento), cioè il nano dall’alito fresco e anche capezzolo, cioè il nano che sbirciava nello spogliatoio delle ragazze. Ripigliati dal raffreddore e non temere i trent’anni, va là !
Ciao
Hey BassTia, non cominciamo a fregare i nani. Cio ho messo 2 giorni a partorire Capezzolo… Corbezzoli! Anzi, Corbezzolo, il nano frugivoro
Ehm… errata corrige “ci ho” messo 2 giorni…
*BassTia, io non temo i trentanni.. li schifo proprio! Per quanto riguarda i nani, leggi Neternauta
*Neternauta, ti porto nel cuore, dico davvero..