A proposito di quote rosa

mar
2007
09

scritto da Teiluj on serius materials

42 commenti

«Ancora con i provvedimenti emergenziali? Ma allora le donne sono davvero parte della politica! Guardi, sono accettabili in Afghanistan, in Marocco. Non in Italia.[…] A me sembra che noi donne dovremmo ritenere e cercare di valere ben oltre la semplice appartenenza a un genere». [fonte]

 

Chi l’ha detto? Una donna. Una donna che ricopre da anni una carica politica di un certo rilievo. Una donna che è entrata in politica, non dalla finestra, ma per merito. Una donna con le palle. Ma donna.

 

La Bonino è un esempio. Di donne in politica, in Italia, ce ne sono poche. Ma ci sono. Come hanno fatto? Sono state BRAVE! Nessuno le ha messe lì pensando: povere rincoglionite, le donne, diamogli un’aiutino, o non ce la faranno mai. No. Al pari dei colleghi uomini hanno lavorato, e al pari dei colleghi si sono distinte. Per MERITO. E per merito sono ancora li, perché in Italia ci sono si un mucchio di problemi, ma il ghetto delle donne non esiste davvero, e anzi, ci sono donne che riescono a fare delle minchiate pur essendo in politica senza il bisogno delle quote rosa. Figuriamoci se arrivasse gente per “concessione”.

Esistono donne capaci e donne inette, così come esistono uomini capaci e uomini inetti. Se devo scegliere di affidare responsabilità politiche a uomini inetti, piuttosto che a donne capaci,  scelgo le donne capaci. Se devo scegliere tra donne inette, e uomini capaci, scelgo uomini capaci. Se devo scegliere tra donne capaci, e uomini capaci, scelgo secondo l’ideologia più consona alla mia. Ma se devo scegliere tra uomini capaci, e donne a quote, beh, scelgo uomini capaci. La “regola del vantaggio” perché rappresento una minoranza mi priva di dignità, e anche laddove del merito l’avessi davvero, lede la mia credibilità e l’offende. Se sei raccomandato, e le quote rosa all’atto pratico non sono che raccomandazioni,  non sei credibile né rispettabile. E rappresenti per di più una manifesta discriminazione. Discriminazione al contrario, ma discriminazione: perché per prendere te, per via di quote imposte, ho tagliato fuori qualcuno che per MERITO valeva di più, senza nemmeno valutarlo. E questo vale per le donne, per i neri, per gli handicappati, per i gay, e per tutte quelle “minoranze” (e quanto odio l’idea di appartenere ad un genere che si definisce “minoranza”) che a pari diritti non riescono ad emergere in determinati ambiti. Una società dovrebbe ambire ad un sistema MERITOCRATICO, e non cooptativo. Quella del “le donne capiscono meglio le donne” è una favola sciocca, strumentale e falsa. Conosco donne che ucciderei personalmente per quanto distanti siano dal mio modo di concepire l’essere donna. E sono tante. E tante mi ucciderebbero per lo stesso motivo. Smettiamola con questa rivendicazione di appartenenza al “genere”, e impegnamoci piuttosto a fortificare la nostra dignità di INDIVIDUI capaci e meritevoli. 

Le donne sono diverse dagli uomini ma hanno gli stessi diritti. E gli stessi diritti devono rivendicare se si sentono al pari degli uomini. Chiedere dei vantaggi è vergognoso oltre che umiliante. E’ come se ad una corsa cui partecipassero un nano ed uno spilungone si stabilisse che il nano deve partire mezz’ora prima. Se voglio il vantaggio, ammetto di essere quel nano, e se anche vincessi, sarei un vincitore nano.

E io sottoscrivo in pieno l’articolo che ho citato.

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  1. utente anonimo
  2. Riccardo Rossi

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