Archivio di marzo 2007

Gli Splinderelli

mercoledì, 28 marzo 2007

Ovvero: antologia delle tecniche di abbordaggio della blogosfera.

 [con riferimento specifico ai PVT ricevuti, da cui i brani sono estratti]

Capitolo Uno: Il Languido…

I puntini di sospensione e le brevità sono la principale caratteristica di questo esemplare; apparentemente schivo e inoffensivo il Languido è il tipico blogger che non si espone se non è sicuro di avere di fronte una preda facile. Dal passo felpato, il Languido si insinua nei PVT con aria innocente, per non spaventare la preda, lasciando ai puntini di sospensione il compito di lasciare intendere. Vediamo un esempio:

Da: lansdale  

Oggetto: ciao…

Data: 26 Gennaio, 2007 – 11:53

Messaggio: ciao…

 

 

Capitolo Due: L’Inserzionista

Questo esemplare non ha un habitat specifico: gli studi degli ultimi anni hanno rinvenuto forme di vita del tutto simili anche in altri ambienti virtuali, tutti quelli in cui esista una minima percentuale di interattività. L’Inserzionista entra in calore alla prima luna dell’anno e rimane in questo stadio fino alla prima luna dell’anno successivo. Il suo approccio è standard, non ricorre ad inutili stratagemmi ma cerca subito di instaurare con la preda un clima di naturale ed immediato interscambio per affrettare quanto più possibile la seconda e più rara fase d’approccio, quella denominata “Ora ci conosciamo, quando si tromba?”. Ecco un esempio:

Da: albertor   

Oggetto: Ciao

Data: 21 Gennaio, 2007 – 00:32

Messaggio: Ciao come stai? Io sono Alberto da Torino ho 28 anni sono architetto lavoro presso uno studio di architettura da mio cugino, tu invece cosa fai? Avrei piacere di approfondire la nostra conoscenza. Ti lascio l’indirizzo di chat che è a.reinaud@msn.it ti lascio inoltre l’indirizzo e-mail che è a.reinaud@libero.it. Tu lasciami i tuoi così ci possiamo contattare. Un bacio Alby a presto!!!!!!!!!!

 

 

Capitolo Tre: il Marpione

Il Marpione appartiene ad una specie più subdola. Dotato di pazienza, studia il territorio su cui ha deciso di attaccare al fine di rintracciare eventuali punti deboli della preda. I fondamenti  d’approccio sono normalmente tre: a)  accattivare la preda con un qualche complimento; b) avvalorare il complimento fingendo una qualche condivisione di interessi; c) accattivare la preda con battute di spirito. Ecco un esempio:

Da: pdick  

Oggetto: in tutta franchezza

Data: 21 Marzo, 2007 – 13:01

Messaggio: Ho dato un’occhiata al suo blog, ma la cosa che più m’ha colpito è il colore dell’iride: è … sembra finto, tanto è bello. In ogni caso anch’io ho amato il Maestro e la di lui amante Margherita, e il diavolo e i suoi buffi compari.

Saluti. p.s. le catene di sant’antonio le ha inventate san ciro, e le ha chiamate così perchè voleva screditare il padovano, del quale provava propfonda invidia.

A proposito di quote rosa

venerdì, 9 marzo 2007

«Ancora con i provvedimenti emergenziali? Ma allora le donne sono davvero parte della politica! Guardi, sono accettabili in Afghanistan, in Marocco. Non in Italia.[…] A me sembra che noi donne dovremmo ritenere e cercare di valere ben oltre la semplice appartenenza a un genere». [fonte]

 

Chi l’ha detto? Una donna. Una donna che ricopre da anni una carica politica di un certo rilievo. Una donna che è entrata in politica, non dalla finestra, ma per merito. Una donna con le palle. Ma donna.

 

La Bonino è un esempio. Di donne in politica, in Italia, ce ne sono poche. Ma ci sono. Come hanno fatto? Sono state BRAVE! Nessuno le ha messe lì pensando: povere rincoglionite, le donne, diamogli un’aiutino, o non ce la faranno mai. No. Al pari dei colleghi uomini hanno lavorato, e al pari dei colleghi si sono distinte. Per MERITO. E per merito sono ancora li, perché in Italia ci sono si un mucchio di problemi, ma il ghetto delle donne non esiste davvero, e anzi, ci sono donne che riescono a fare delle minchiate pur essendo in politica senza il bisogno delle quote rosa. Figuriamoci se arrivasse gente per “concessione”.

Esistono donne capaci e donne inette, così come esistono uomini capaci e uomini inetti. Se devo scegliere di affidare responsabilità politiche a uomini inetti, piuttosto che a donne capaci,  scelgo le donne capaci. Se devo scegliere tra donne inette, e uomini capaci, scelgo uomini capaci. Se devo scegliere tra donne capaci, e uomini capaci, scelgo secondo l’ideologia più consona alla mia. Ma se devo scegliere tra uomini capaci, e donne a quote, beh, scelgo uomini capaci. La “regola del vantaggio” perché rappresento una minoranza mi priva di dignità, e anche laddove del merito l’avessi davvero, lede la mia credibilità e l’offende. Se sei raccomandato, e le quote rosa all’atto pratico non sono che raccomandazioni,  non sei credibile né rispettabile. E rappresenti per di più una manifesta discriminazione. Discriminazione al contrario, ma discriminazione: perché per prendere te, per via di quote imposte, ho tagliato fuori qualcuno che per MERITO valeva di più, senza nemmeno valutarlo. E questo vale per le donne, per i neri, per gli handicappati, per i gay, e per tutte quelle “minoranze” (e quanto odio l’idea di appartenere ad un genere che si definisce “minoranza”) che a pari diritti non riescono ad emergere in determinati ambiti. Una società dovrebbe ambire ad un sistema MERITOCRATICO, e non cooptativo. Quella del “le donne capiscono meglio le donne” è una favola sciocca, strumentale e falsa. Conosco donne che ucciderei personalmente per quanto distanti siano dal mio modo di concepire l’essere donna. E sono tante. E tante mi ucciderebbero per lo stesso motivo. Smettiamola con questa rivendicazione di appartenenza al “genere”, e impegnamoci piuttosto a fortificare la nostra dignità di INDIVIDUI capaci e meritevoli. 

Le donne sono diverse dagli uomini ma hanno gli stessi diritti. E gli stessi diritti devono rivendicare se si sentono al pari degli uomini. Chiedere dei vantaggi è vergognoso oltre che umiliante. E’ come se ad una corsa cui partecipassero un nano ed uno spilungone si stabilisse che il nano deve partire mezz’ora prima. Se voglio il vantaggio, ammetto di essere quel nano, e se anche vincessi, sarei un vincitore nano.

E io sottoscrivo in pieno l’articolo che ho citato.

Festa delle donne?

giovedì, 8 marzo 2007

L’8 marzo 1908, in una fabbrica tessile di New York, morirono bruciate in un incendio 129 donne. In quei giorni le 129 operaie si stavano mobilitando contro le brutali e inumane condizioni di lavoro imposte. Per impedire lo sciopero il padrone le aveva rinchiuse nello stabilimento. Allo scoppio dell’incendio si trovarono quindi intrappolate e per nessuna fu possibile una via di scampo. E noi, donne emancipate dell’occidente evoluto che facciamo??? Festeggiamo l’anniversario di una strage. Senza contare che burka e abusi sono ancora l’attualità per le donne afgane; che in Sudan le donne sono ancora oggi sottoposte all’infibulazione; che è fra le stesse mura domestiche che si consuma ogni giorno il maggior numero di violenze sulle donne.

Quindi, stasera, voi che vi credete emancipate, andate pure fuori a fare le pecore per locali squallidi, e starnazzate per strada dopo esservi ubbriacate in gregge. Poi, quando sarete tornate a casa,  rimetterete il vostro grembiulino, ripulirete il lerciume accumulato in vostra assenza, e recuperete lo stronzo che avete scelto di servire (che avrà approfittato di questo gioioso evento per scoparsi l’amante senza problemi di orario) per poi andare a dormire. Domani riavrete la vostra stupida vita priva di domande e coscienza.

Si, in effetti gli auguri vi servono proprio.

 

Un giorno scopriremo chi ha inventato le catene di Sant’Antonio..

lunedì, 5 marzo 2007

Se dicessi che il maggior numero di libri che ho letto nel corso della mia esistenza si impernia sulla letteratura poetica, nessuno mi crederebbe, o peggio invece si..

Una gran verità è che sono una schifosa snob in fatto di libri, della peggior specie. Prediligo i classici della letteratura alla narrativa post-moderna (intendendo con post-moderna tutto ciò che ancora non è finito nella storia della letteratura, e sperando, in alcuni casi, che mai ci riesca), ed è altresì vero che per lo stesso motivo non ho un bagaglio sconfinato di letture portate a termine.

Come mea culpa credo sia sufficiente. Detto questo, come catena malefica passatami da Novecento vuole, passerò in rassegna tre libri che consiglierei a tutti, e poi, con tutto l’acido che la sindrome premestruale è capace di infondermi, vi parlerò anche di tre libri che invece ho iniziato, e mai finito, perché scagliati via lontano con disgusto. Da brava schifosa snob, appunto.

TRE RECENSIONI PRO:

“Il Maestro e Margherita” – Michail Bulgakov

[…] Dimostrava una quarantina d’anni. La bocca storta. Ben rasato. Bruno. L’occhio destro nero, quello sinistro, stranamente verde. Sopracciglia nere, ma una più alta dell’altra. In poche parole, un forestiero.

Il diavolo in persona, e la sua brigata di bizzarri figuri si aggirano nella Mosca stalinista degli anni ’30, portando scompiglio nelle vite di chi li incrocia. E’ un romanzo magico, che intreccia storie e suggestioni per mezzo di artifici allegorici ed eventi fantastici. Surreale, metafisico, satirico, tragicomico; non è una lettura rilassante, ma tiene col fiato sospeso e fa palpitare il cuore. Travolgente e affascinante, ogni personaggio ha una forte caratterizzazione ricca di sfumature. Mai ostentato, né scontato.

“I dolori del giovane Werther” – J. Wolfgang Goethe

[…]pigrizia e malintesi producono in questo mondo forse più imbrogli di quanto non facciano gli inganni e la cattiveria. Per lo meno questi ultimi sono certamente più rari.

Da emblematico caposaldo dello Sturm und Drang qual è, questo libro è splendidamente stucchevole e lacrimevole. Il linguaggio usato, il tenore generale delle lettere di Werther di cui è composto, i personaggi che egli stesso ci racconta, i paesaggi, tutto potrebbe esser riscritto in versi senza spostarsi di significato. Sconsigliato quindi a chi non ha una particolare simpatia per il genere. Io l’ho letto tre volte, per il gusto di piangere ancora dopo la prima.

“Il linguaggio dimenticato” – Erich Fromm

[…]nei nostri sogni non soltanto siamo meno ragionevoli e meno discreti, ma siamo anche più intelligenti, più saggi e più capaci di giudicare che non quando siamo svegli.

Ovvero il linguaggio dei sogni, e dei simboli più in generale, analizzato da chi fra i primi finalmente ha segnato un’evoluzione rispetto alla psicanalisi di Freud, pur essendone un diretto discendente. Illuminante e rassicurante per certi aspetti, un saggio che scorre come fosse un testo narrativo; lo lessi quando la mia attrazione per la psicologia era forte della mia curiosità adolescenziale, e mi ha arricchito tanto in termini di sicurezza, rispetto a cose che potevo solo immaginare probabili.

Con la cognizione di oggi, posso definirlo un libro interessante anche da un punto di vista più filosofico.

TRE RECENSIONI CONTRO:

“Va dove ti porta il cuore” – Susanna Tamaro

Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Questa mattina, in giardino, mi sono fermata a lungo davanti alla tua rosa. Nonostante sia autunno inoltrato, spicca con il suo color porpora, solitaria e arrogante, sul resto della vegetazione ormai spenta.”

Il trionfo della banalità e della pesantezza. L’emblema del sentimentalismo ostentato, e cercato a fatica, e ad ogni costo. Il testo trasuda di innaturale partecipazione compassionevole, il linguaggio è ruvidamente tenuto insieme da macchinose quanto poco convincenti esposizioni pseudo-romantiche che sembrano dire per ogni virgola:” e adesso che cazzo mi invento”. Cestinato dopo circa trenta pagine per nausee violente.

“L’Alchimista” – Paulo Coelho

Il ragazzo si chiamava Santiago. Stava cominciando a imbrunire quando giunse con il suo gregge davanti a una vecchia chiesa abbandonata

Mistico e profetico oltre i limiti dell’umana tolleranza. C’è questo pastorello di dubbio equilibrio psichico che gironzola attraverso il nulla e intrattiene rapporti ambigui con le sue pecore. Si inseguono e si ripetono allo sfinimento precetti divinatori stile “io sono la via la verità la vita”, misti ad allucinazioni karmiche. Ho riso tantissimo. Dimenticato da qualche parte dopo qualche capitolo.

“La rabbia e l’orgoglio” – Oriana Fallaci

[…]sono molto, molto arrabbiata. Arrabbiata d’una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso.

Questo il tenore che si respira fin dalla prefazione. Incute terrore. Prima di qualsiasi possibile commento, fa paura.. Restituito all’imprestatario immediatamente dopo il punto. Della prefazione, appunto.

Giro la catena a campanellino, hubrys e coprofilo. Nella mia infinità bontà amplio le condizioni di questa catena maledetta, in modo tale che i tre prescelti possano decidere liberamente di recensire tre libri IN , oppure tre libri OUT, oppure tre In e tre OUT.