C’è che a me il Natale piace.

Si, mi garba proprio un sacco il Natale.

Adoro le lucine per strada, adoro avere in casa l’alberello addobbato e intermittente, che se ti alzi la notte per andare a bere ti indica la strada fino al frigorifero; mi piace vedere le luci degli alberi degli altri, dentro le case; mi piace il fatto che a Natale riallacci, anche se solo per qualche giorno, i contatti con persone  che  non fanno parte della tua quotidianità ma a cui comunque vuoi bene. Mi piace scambiare i regali con gli amici; mi piacciono le pubblicità in tv, piene di marmocchietti “troppo buoni”; adoro le gif animate sui blog e  le cene di trenta, quaranta persone. Mi piacciono i babbi natale per strada che si fanno pagare per una foto con i bambini, mi piacciono i suonatori di fisarmonica che ti bussano alla porta. Adoro accumulare sotto l’albero pacchi regalo per le persone  che fanno parte della mia vita di tutto l’anno.

Il Natale, mi piace. E non me ne frega niente che sia una festa consumistica, figuriamoci: io non credo in nessun dio. Non me ne importa niente che sia solo una tradizione, ben venga l’usanza di esser buoni, non SOLO una volta all’anno, ma ALMENO una volta all’anno … perché siccome è Natale non ci fai una figuraccia a dimostrare un po’ di cuore, hai l’alibi della tradizione quindi nessuno crederà che tu sia sul serio buono,  che non va più di moda.

C’è che il Natale è forse l’unica opportunità nell’arco di tutto l’anno per dire “ti voglio bene” con disinvoltura e normalità, perché è Natale.

Quest’anno non vedrò mamma e papà. Né i miei fratelli.

Ma sento un senso di “solletico, qui,  in mezzo al petto” ponendoli in cima ai miei “ti voglio bene”.

in fede Teiluj il 20 Dicembre 2007
categorie: serius materials, società e cultura

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Ho voglia di cantare, e voglio che cantiate tutti insieme a me, quindi,
Oggi,
KARAOKE!

Pronti?

 euan, etciù, eauantciutrifor:

 

 

sottotitolo: il post più cretino della mia vita da blogger.

al terzo commento lo rinnegherò

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in fede Teiluj il 13 Dicembre 2007
categorie: sclero

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Prima telefonata:

-          Ciao stella, passato il raffreddore?

-          Tesoro, ciao, si grazie, sto benone

-          Perfetto, allora stasera, visto che i nostri uomini non ci sono è la volta buona che  vieni con me in piscina!?

-          (dopo una breve pausa) ecco, guarda, mi piacerebbe tanto, ma.. ricordi quei crampi che avevo il mese scorso? Insomma vanno e vengono in continuazione, quando meno me l’aspetto proprio e poi.. ti ho detto che mi sono persa il costume intero? Chissà dov’è finito.. sono settimane che lo cerco ma niente..

-          Oh, mi dispiace, che peccato

-          Già, proprio un peccato.. mi sarebbe tanto piaciuto eh… magari la prossima volta

-          Ok stella, riguardati eh, mi raccomando.

 

Seconda telefonata:

-          Pronto, bimba!

-          Gioia! hai impegni stasera?

-          (pausa di riflessione) no, perché?

-          Perché quella cena tra uomini di cui ti avevo parlato è stasera, e avevo pensato che magari potevamo approfittarne per mangiare qualcosa insieme 

-          Ma certo, però facciamo che vieni tu a casa da me, così non mi devo togliere il pigiama che guarda non sono in vena nemmeno di vestirmi oggi

-          Che è successo?

-          Guarda, non ce la faccio più, sono proprio stufa di quel cretino

-          Ma dai calmati, spiegami che ha fatto stavolta?

-          E’ un imbecille, che poteva fare se non l’imbecille. Ah ma io gliel’ho detto che non mi rivede se continua così, io non sono più disposta a farmi trattare così da un cretino come lui (segue lungo e convulso sfogo)

-          (dopo circa un quarto d’ora) dai, vedrai che tutto si sistema, non è poi così grave

-          Forse hai ragione. Stasera ti racconto il resto, che così per telefono non è la stessa cosa. Sono proprio felice che vieni si. Mi farà bene la tua compagnia

 

Terza telefonata:

-          Stellina!

-          Eh si, sono di nuovo io eheh..

-          Dimmi stella che c’è?

-          Una cosa incredibile, quando si dice il caso: ho trovato il costume, vieni a prendermi tu?

in fede Teiluj il 12 Dicembre 2007
categorie: donne, sproloqui

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Splinder festeggia i suoi 500.000 utenti con un mega mosaico:

 

 Gli esclusi non ci stanno:

…e che non si dica che non abbiamo alzato un dito!

by Scatterhead

I Savoia avevano chiesto un risarcimento per danni morali all’Italia, per il periodo in cui sono stati costretti all’esilio, ed hanno poi ritrattato dicendo che scherzavano, e volevano solo vedere la faccia che avrebbero fatto Prodi e Napolitano.

Ora la comunità ebraica di Treviso chiede un risarcimento per danni morali ai Savoia, per le leggi razziali che dovettero subire nel 1938. Una cifra simbolica, per vedere che faccia fanno Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto.

 

Pare che, nel sentir questo,  il parroco di Volpago del Montello abbia detto: ah si? E io chi sono, il figlio della serva? E voglia quindi chiedere un risarcimento danni morali alla comunità ebraica, per la concorrenza sleale di evangelizzazione subita in un anno non meglio precisato, così, per vedere come ci rimangono gli ebrei. In quel frangente passava di lì la signora Ernestina, fioraia della parrocchia, che sentendo ciò pensò,  tra se e sé (per non ripetere l’errore del parroco di parlare ad alta voce e farsi rubare l’idea): adesso chiedo i danni morali alla parrocchia di Volpago del Montello, per quella partita di rose ordinate e mai ritirate due anni fa, così, hai visto mai che simbolicamente recupero almeno le spese.

Giovannino detto il guercio, vide la fioraia Ernestina che guardava il parroco, che minacciava la comunità ebraica, che inveiva contro i Savoia, che scherzavano con gli italiani e si divertì molto.

Tanto che sorridendo tornò a casa, bussò alla porta della vecchia Erminietta, sua vicina di casa e le disse: ti ricordi  quella tazza di zucchero che ti prestai nell’82, e che mai mi rendesti, costringendomi ad una settimana di caffè amaro alla mattina? Ora ti denuncio per danni morali. La vecchina, che vive sola da quando è morto il marito, telefona alla figlia, Luisella, trasferitasi da 7 anni in Lombardia dopo il matrimonio, e sbotta dicendo che le deve un risarcimento per danni morali, per averla resa nonna a soli 83 anni, nel fior fiore della sua giovinezza. Luisella, quel giorno a casa per malattia, telefona al marito, Gaspare il macellaio, il quale gogoogonbjgbnqhbg e detto ciò hahhfv,v……detto ciò, ……..fhjtru cvnghtjyumente bbcb, risarcimento danni morali ah ah ah…….gjjgkkullvnnhda sua volta mfmfmmmGhrttub-d………

 

in fede Teiluj il 8 Dicembre 2007
categorie: sclero, sproloqui

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