C’è che a me il Natale piace.
Si, mi garba proprio un sacco il Natale.
Adoro le lucine per strada, adoro avere in casa l’alberello addobbato e intermittente, che se ti alzi la notte per andare a bere ti indica la strada fino al frigorifero; mi piace vedere le luci degli alberi degli altri, dentro le case; mi piace il fatto che a Natale riallacci, anche se solo per qualche giorno, i contatti con persone che non fanno parte della tua quotidianità ma a cui comunque vuoi bene. Mi piace scambiare i regali con gli amici; mi piacciono le pubblicità in tv, piene di marmocchietti “troppo buoni”; adoro le gif animate sui blog e le cene di trenta, quaranta persone. Mi piacciono i babbi natale per strada che si fanno pagare per una foto con i bambini, mi piacciono i suonatori di fisarmonica che ti bussano alla porta. Adoro accumulare sotto l’albero pacchi regalo per le persone che fanno parte della mia vita di tutto l’anno.
Il Natale, mi piace. E non me ne frega niente che sia una festa consumistica, figuriamoci: io non credo in nessun dio. Non me ne importa niente che sia solo una tradizione, ben venga l’usanza di esser buoni, non SOLO una volta all’anno, ma ALMENO una volta all’anno … perché siccome è Natale non ci fai una figuraccia a dimostrare un po’ di cuore, hai l’alibi della tradizione quindi nessuno crederà che tu sia sul serio buono, che non va più di moda.
C’è che il Natale è forse l’unica opportunità nell’arco di tutto l’anno per dire “ti voglio bene” con disinvoltura e normalità, perché è Natale.
Quest’anno non vedrò mamma e papà. Né i miei fratelli.
Ma sento un senso di “solletico, qui, in mezzo al petto” ponendoli in cima ai miei “ti voglio bene”.









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