Archive del 2007

Natale 2007

giovedì, 20 dicembre 2007

C’è che a me il Natale piace.

Si, mi garba proprio un sacco il Natale.

Adoro le lucine per strada, adoro avere in casa l’alberello addobbato e intermittente, che se ti alzi la notte per andare a bere ti indica la strada fino al frigorifero; mi piace vedere le luci degli alberi degli altri, dentro le case; mi piace il fatto che a Natale riallacci, anche se solo per qualche giorno, i contatti con persone  che  non fanno parte della tua quotidianità ma a cui comunque vuoi bene. Mi piace scambiare i regali con gli amici; mi piacciono le pubblicità in tv, piene di marmocchietti “troppo buoni”; adoro le gif animate sui blog e  le cene di trenta, quaranta persone. Mi piacciono i babbi natale per strada che si fanno pagare per una foto con i bambini, mi piacciono i suonatori di fisarmonica che ti bussano alla porta. Adoro accumulare sotto l’albero pacchi regalo per le persone  che fanno parte della mia vita di tutto l’anno.

Il Natale, mi piace. E non me ne frega niente che sia una festa consumistica, figuriamoci: io non credo in nessun dio. Non me ne importa niente che sia solo una tradizione, ben venga l’usanza di esser buoni, non SOLO una volta all’anno, ma ALMENO una volta all’anno … perché siccome è Natale non ci fai una figuraccia a dimostrare un po’ di cuore, hai l’alibi della tradizione quindi nessuno crederà che tu sia sul serio buono,  che non va più di moda.

C’è che il Natale è forse l’unica opportunità nell’arco di tutto l’anno per dire “ti voglio bene” con disinvoltura e normalità, perché è Natale.

Quest’anno non vedrò mamma e papà. Né i miei fratelli.

Ma sento un senso di “solletico, qui,  in mezzo al petto” ponendoli in cima ai miei “ti voglio bene”.

All Together!!

giovedì, 13 dicembre 2007

Ho voglia di cantare, e voglio che cantiate tutti insieme a me, quindi,
Oggi, KARAOKE!

Pronti?

 euan, etciù, eauantciutrifor:

 

 

sottotitolo: il post più cretino della mia vita da blogger.

al terzo commento lo rinnegherò

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AMICHE

mercoledì, 12 dicembre 2007

Prima telefonata:

-          Ciao stella, passato il raffreddore?

-          Tesoro, ciao, si grazie, sto benone

-          Perfetto, allora stasera, visto che i nostri uomini non ci sono è la volta buona che  vieni con me in piscina!?

-          (dopo una breve pausa) ecco, guarda, mi piacerebbe tanto, ma.. ricordi quei crampi che avevo il mese scorso? Insomma vanno e vengono in continuazione, quando meno me l’aspetto proprio e poi.. ti ho detto che mi sono persa il costume intero? Chissà dov’è finito.. sono settimane che lo cerco ma niente..

-          Oh, mi dispiace, che peccato

-          Già, proprio un peccato.. mi sarebbe tanto piaciuto eh… magari la prossima volta

-          Ok stella, riguardati eh, mi raccomando.

 

Seconda telefonata:

-          Pronto, bimba!

-          Gioia! hai impegni stasera?

-          (pausa di riflessione) no, perché?

-          Perché quella cena tra uomini di cui ti avevo parlato è stasera, e avevo pensato che magari potevamo approfittarne per mangiare qualcosa insieme 

-          Ma certo, però facciamo che vieni tu a casa da me, così non mi devo togliere il pigiama che guarda non sono in vena nemmeno di vestirmi oggi

-          Che è successo?

-          Guarda, non ce la faccio più, sono proprio stufa di quel cretino

-          Ma dai calmati, spiegami che ha fatto stavolta?

-          E’ un imbecille, che poteva fare se non l’imbecille. Ah ma io gliel’ho detto che non mi rivede se continua così, io non sono più disposta a farmi trattare così da un cretino come lui (segue lungo e convulso sfogo)

-          (dopo circa un quarto d’ora) dai, vedrai che tutto si sistema, non è poi così grave

-          Forse hai ragione. Stasera ti racconto il resto, che così per telefono non è la stessa cosa. Sono proprio felice che vieni si. Mi farà bene la tua compagnia

 

Terza telefonata:

-          Stellina!

-          Eh si, sono di nuovo io eheh..

-          Dimmi stella che c’è?

-          Una cosa incredibile, quando si dice il caso: ho trovato il costume, vieni a prendermi tu?

Il blogger “medio” risponde

martedì, 11 dicembre 2007

Splinder festeggia i suoi 500.000 utenti con un mega mosaico:

 

 Gli esclusi non ci stanno:

…e che non si dica che non abbiamo alzato un dito!

by Scatterhead

Alla fiera dell’Est, per due soldi, un topolino mio padre comprò

sabato, 8 dicembre 2007

I Savoia avevano chiesto un risarcimento per danni morali all’Italia, per il periodo in cui sono stati costretti all’esilio, ed hanno poi ritrattato dicendo che scherzavano, e volevano solo vedere la faccia che avrebbero fatto Prodi e Napolitano.

Ora la comunità ebraica di Treviso chiede un risarcimento per danni morali ai Savoia, per le leggi razziali che dovettero subire nel 1938. Una cifra simbolica, per vedere che faccia fanno Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto.

Pare che, nel sentir questo, il parroco di Volpago del Montello abbia detto: ah si? E io chi sono, il figlio della serva? E voglia quindi chiedere un risarcimento danni morali alla comunità ebraica, per la concorrenza sleale di evangelizzazione subita in un anno non meglio precisato, così, per vedere come ci rimangono gli ebrei. In quel frangente passava di lì la signora Ernestina, fioraia della parrocchia, che sentendo ciò pensò, tra se e sé (per non ripetere l’errore del parroco di parlare ad alta voce e farsi rubare l’idea): adesso chiedo i danni morali alla parrocchia di Volpago del Montello, per quella partita di rose ordinate e mai ritirate due anni fa, così, hai visto mai che simbolicamente recupero almeno le spese.

Giovannino detto il guercio, vide la fioraia Ernestina che guardava il parroco, che minacciava la comunità ebraica, che inveiva contro i Savoia, che scherzavano con gli italiani e si divertì molto.

Tanto che sorridendo tornò a casa, bussò alla porta della vecchia Erminietta, sua vicina di casa e le disse: ti ricordi quella tazza di zucchero che ti prestai nell’82, e che mai mi rendesti, costringendomi ad una settimana di caffè amaro alla mattina? Ora ti denuncio per danni morali. La vecchina, che vive sola da quando è morto il marito, telefona alla figlia, Luisella, trasferitasi da 7 anni in Lombardia dopo il matrimonio, e sbotta dicendo che le deve un risarcimento per danni morali, per averla resa nonna a soli 83 anni, nel fior fiore della sua giovinezza. Luisella, quel giorno a casa per malattia, telefona al marito, Gaspare il macellaio, il quale gogoogonbjgbnqhbg e detto ciò hahhfv,v……detto ciò, ……..fhjtru cvnghtjyumente bbcb, risarcimento danni morali ah ah ah…….gjjgkkullvnnhda sua volta mfmfmmmGhrttub-d………

In Apnea

giovedì, 6 dicembre 2007

Erano anni che non mi sentivo così. Non c’è cioccolata calda, né analgesico che riesca a darmi sollievo, che riesca a liberarmi da quell’apnea incontrollabile che mi fa sospirare,  potrei soffocare. Non ne posso più. Mi accartoccio sul letto per non sentir la testa scoppiare, ma nulla, quel senso opprimente mi sta attaccato addosso, mi toglie le forze, mentre mi ripeto “passerà, maledizione passerà”. E piango, e non so farne a meno. Nel senso che le lacrime sgorgano spontaneamente, defluiscono fuori dagli occhi e fuori da ogni mio controllo. Gli occhi, ormai arrossati e gonfi da tre giorni bruciano per l’eccessivo sfregare, e il viso, il viso a tratti si deforma in smorfie che mi fanno arricciare il naso e corrugare la fronte per uno, due, tre secondi. E poi l’esplosione:

ETCIU’! Maledetto raffreddore di merda!

Arrotolo due angoli dell’ennesimo fazzolettino di carta e me li infilo su per le narici a mò di tampone, che a soffiare non faccio pari, e la pelle del naso è ormai quasi finita.. non sono un fiore.. Chissà se supererò la notte..

il portapenne dei ricordi

martedì, 4 dicembre 2007

Accanto al pc ho due portapenne. Uno contiene: penne bic rosse, blu e nere, una pilot a doppia punta (fine ed extra fine), una pilot V5, una penna USB, tre accendini, di cui due scarichi, due limette per le unghie, un termometro digitale, una matita spuntata. Nell’altro invece ci sono diverse penne che non scrivono più, un uniposca giallo, un plettro, un fischietto accordatore, una bustina di zucchero, un accendino (funzionante) il biglietto da visita di un centro estetico, un elastico per capelli, quel che resta di un vecchio ciondolo, un pacchetto di rizla aperto vecchio di diversi anni, ed infine un pezzo di carta ripiegato, scritto e conservato anni fa.

 

E’ carta scura, spessa, come quella che si usa per spedire i pacchi; tagliato alla bene-meglio, evidentemente in fretta, come lasciano intuire anche le scritte, fatte prima a matita e poi ripassate a penna. Lo tiro fuori dal portapenne, lo apro, e mi torna alla mente il periodo in cui l’ho scritto: era il 2001, l’anno in cui lasciai mamma e papà per andare a vivere da sola. L’anno in cui mi trasferii da Reggio Calabria ad Arezzo, iniziando a lavorare come operaia in una fabbrica di pelletteria. Ero talmente entusiasta della mia vita indipendente che per quanto stanca tornassi a casa la sera, ero felice di quella stanchezza.

 

Ma torniamo al pezzo di carta.

Lavoravo in fabbrica, dicevo, e malgrado l’entusiasmo e la determinazione di quel tempo, il lavoro in sé e per sé, quello di operaia intendo, mi sfiancava, mi consumava nel profondo. Psicologicamente più che fisicamente. Si perché la ripetitività della catena di montaggio non faceva  per me, sembrava che il tempo non passasse mai: è lì che ho imparato cosa significa aver la sensazione che sia trascorsa mezz’ora, un’ora, e sbigottito doverti ricredere guardando l’orologio, che invece, perfido, segna solo cinque minuti in più rispetto all’ultima volta che l’hai guardato. Così ho iniziato a cercare metodi alternativi per tenere la mente impegnata durante le otto ore di gesti sempre uguali e ripetuti, per non sclerare, e ad appuntare i miei pensieri nati sul lavoro.

Questo pezzo di carta lo conservo, come ricordo di quell’esperienza, e dei pensieri-tipo che accompagnavano le mie giornate in fabbrica. Oggi  voglio condividerlo con voi:

 

Stimolo: il nano stitico

Broccolo: il nano che ci prova con tutte le nane

Eccolo: il nano puntuale

Embolo: il nano ex sub

Capitombolo: il nano maldestro

Penzolo: il nano impotente

Barattolo: il più nano dei nani

Brancolo: il nano cieco

Trespolo: il nano saccente

Rantolo: il nano morente

Luppolo: il nano alcolista

 

Sono solo alcuni dei miei nani apocrifi..

Un anno dopo abbandonai il lavoro, dopo che mi venne una crisi d’ansia davanti alla macchina incollatrice e dovettero portarmi fuori in braccio.

Con grande rammarico, anni dopo, scoprii che in rete  esistono miliardi di nani apocrifi.